Bressanone Via Prà delle Suore
Scavi archeologici nell’area dell’oratorio Don Bosco in Via Prà delle Suore
A parte limitatissimi reperti preistorici (una lama di selce) le prime evidenze archeologiche si riferiscono al 1200 dove su una vasta area piuttosto umida, che più tardi fu chiamata Lazarett Wiese o Sichen Wiese (vale a dire i prati del lazzaretto) e decenni fa Kindergarten, fu costruito un alto muro di recinzione di un’area di oltre un migliaio di metri quadri. Al suo interno nel tempo furono costruiti edifici in legno, oggi testimoniati soprattutto nelle stratificazioni più profonde imbibite purtroppo dell’acqua di falda, con presenza notevole di sfasciumi di legno ma anche canalizzazioni di spesse tavole perfettamente conservate. La porzione scavata conserva ancora sepolture che a partire dall’epoca più antica si sono praticate nella parte settentrionale dell’area che ben si figura come servita da edifici ospitanti infermi ritenuti contagiosi e altamente soggetti a decedere nel luogo stesso. Alcuni oggetti testimoniano anche un’assistenza religiosa. Tale stato di cose proseguì verosimilmente sino al 1512 quando una potentissima alluvione danneggiò Bressanone e sconvolse l’area, di fatto inserita in un’area golenale. Vi fu una timida ripresa di possesso dell’area che ebbe nuova fine attorno o dopo il 1554 come testimoniano due monete di Filippo II (1554-1558), tratte dai piani di calpestio nuovamente ricoperti da detriti alluvionali. L’area abbandonata, ma ben presente nella memoria quale luogo da rifuggire, fu riusata per seppellirvi decine e decine di cadaveri, direttamente inseriti nelle sabbie alluvionali. Molti scheletri risultano gettati a pancia in giù o semi-adagiati sul fianco in posizioni scomposte. Molti indizi, cosi come le stratigrafie testimoniano che la ragione della moria e delle deposizioni fosse dovuta all’epidemia di peste del 1629 (ma anche con strascichi fino 1635), in poche parole quella descritta dal Manzoni per Milano che devastò l’Europa, una delle tante. Una moneta in argento di Leopoldo V arciduca d’Austria databile al 1625-1632, trovata in connessione alla zona delle ossa potrebbe essere stata nelle tasche di uno dei tanti morti. Un’ulteriore alluvione, forse quella del 1758, sconvolse l’area muovendo in parte le fosse e le ossa, riscoprendo parte delle mura ed abbattendone una porzione. Dopo questi eventi tutta l’area fu ripulita dai detriti, drenata e riedificata con la costruzione di tre ospitali ambienti poggiati alle vecchie mura e provvisti di un perfetto pavimento acciottolato. Durò qualche decennio poi le falde evidentemente si innalzarono e l’area fu nuovamente abbandonata. Le rovine dovevano essere ancora visibili nella prima metà del novecento in quanto le aule furono svuotate dai detriti e colmate da immondizie fino a sommergerle e nasconderle.
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