Rio di Pusteria
Sorge all’imboccatura della Val Pusteria, 777 s.l.m., nel lembo più settentrionale dell’Italia nel settore Nord-Orientale dell’Alto Adige. Il borgo è collocato lungo un'importante via naturale di transito; sede di un fiorente mercato sin dal XIII secolo. Le origini antiche dell’abitato sono testimoniate dal ritrovamento di un grattatoio frontale in selce di 6500 anni fa, da resti ceramici del I-V secolo e dalle vecchie mura civiche risalenti al tempo di Mainardo II (XIII sec.). Nel 1269 Rio di Pusteria fu ceduta dai signori di Rodengo ai conti Alberto e Mainardo di Tirolo che lo resero un animato borgo mercantile ed artigianale.
Gli edifici religiosi sono la Chiesa parrocchiale di Sant’Elena e la sconsacrata Cappella di San Floriano (XV sec.).
Cappella di San Floriano
Venne eretta nel 1482 per volontà di Sigismondo conte del Tirolo. Fu costruita ex novo dalle fondamenta appoggiandosi ad una costruzione preesistente, forse di epoca romana.
Nel 1998 il Parroco Don Hugo Senoner, nel corso di lavoro di sgombero, individuò nel piano inferiore della Cappella sotto le tavole che facevano da pavimento una massa imponente di ossa umane: un ossario di cui si era persa la memoria. Esso è il frutto delle azioni di bonifica che interessarono il cimitero attiguo alla cappella nel corso di un millennio, l’ultima delle quali probabilmente sul finire del XVII sec. d.C.; si suppone che le ossa più antiche risalgano al periodo paleocristiano (V-VII sec d.C.). I lavori di recupero del materiale osteologico vennero affidati, dietro incarico dell’Ufficio Beni Archeologici della Provincia Autonoma di Bolzano, alla Società di Ricerche Archeologiche di Giovanni Rizzi & Co. Tra le ossa furono trovati frammenti di vario tipo: monete e frammenti di ceramica di età romana, parti di croci tombali e candelabri, piccoli salvadanai fittili, involti di garze usati forse come medicamento, un “abbecedario” rinascimentale, una lettera di scomunica del 1500 e ossa animali presenti nel deposito a titolo residuale o di inquinamento, oltre a una pallina da gioco per bambini.
Immagine 360° della cappella
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L’ossario della Cappella di San Floriano: un archivio per l’antropologia
L’ossario consta di circa 30 m³ di materiale osteologico corrispondente a 2980 individui (NMI stimato in base al femore sinistro). Sotto il pavimento ligneo della Cappella un coacervo di ossa stipate le une sulle altre e completamente disarticolate furono depositate in maniera caotica senza una particolare azione selettiva degli elementi anatomici; è probabile che durante i trasferimenti dal cimitero al recondito ossario le parti più piccole degli scheletri siano rimaste in gran parte in situ.
La determinazione dei limiti cronologici, come pure l’individuazione dell’area di sepoltura primaria appaiono un problema di difficile soluzione; l’arco temporale abbraccia circa mille anni di storia sino al 1600, con tracce in profondità di sepolture tardo-antiche o primo-medievali in parte contenute nel terreno su cui basava il complesso osteologico dell’ossario. Il “bacino d’utenza” dell’ossario è di difficile attribuzione, ma nulla esclude che, nel Basso Medioevo, parte di esso provenisse dal cronicario-lebbrosario (Siechenhaus) che sorgeva alle porte del paese.
Lo studio paleodemografico ha rivelato un’alta mortalità infantile (1734 adulti su 1264 scheletri infantili): risulta maggiormente rappresentato il sesso maschile, mentre la speranza di vita era complessivamente di 40 anni.
Dall’analisi craniologica si evidenzia una sostanziale omogeneità dei caratteri intermedi con possibili rapporti di parentela tra gli individui.
L’analisi morfometrica delle ossa del bacino ha messo in luce che gli indicatori di “stress funzionale” sono più frequenti nei maschi e che per entrambi i sessi essi si registrano già intorno ai vent’anni d’età: questo fa capire come un tempo l’individuo fosse utilizzato come forza lavoro molto prima rispetto ai tempi odierni. L’ambiente difficile della montagna ha influenzato l’adattamento individuale, fatto testimoniato dalla presenza di markers sui femori quali quelli relativi alla camminata in salita e alla posizione accovacciata, detta squatting. Frequenti sono le patologie circolatorie e articolari.
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