San Lorenzo di Sebato
Pichlwiese
(pp.ff. 974 e 969/3, C.C. San Lorenzo di Sebato)
Si tratta di una necropoli di età romana estesa per circa 80 metri in senso Est-Ovest e per 16 metri in senso Nord-Sud. La necropoli si estende ancora per un tratto da esplorare sul lato orientale; il limite settentrionale confina con una strada di terra battuta che costeggia la necropoli al limite del terrazzo fluviale denominato Pichlwiese. Nel corso dell’anno 2002 sono state individuate e recuperate 38 tombe, 25 delle quali erano inumazioni, con scheletri e corredi in alcuni casi ben conservati, e 13 cremazioni in urna. Le sepolture in totale ammontano a 82. Nella disposizione delle tombe si nota un certo ordine, con un nucleo centrale più antico di ossuari (I-III sec.), poi circondate nei secoli successivi da inumazioni (III-IV e in misura minore V-VI). Le inumazioni si presentano disposte prevalentemente con la testa ad occidente e i piedi ad oriente. La maggior parte delle tombe possedeva vasellame accompagnatorio, e quasi la totalità aveva un coltello come corredo, pur non mancando le fibule, le lucerne e le monete. Tra le sepolture più recenti, prevalentemente databili al IV secolo, numerose sono le collane e le armille per lo più a testa di serpe. Tracce di fibre di legno e la morfologia della fossa suggeriscono che parte degli inumati fossero sepolti in sarcofagi scavati in tronchi d’albero (Baumsärge), altri in casse lignee fissate da angolari in ferro. In diversi casi si è accertata la combustione diretta del cadavere nella fossa che poi conterrà le ceneri, raccolte negli ossuari, testimoniata dall’ossidazione del terreno della fossa stessa a causa del calore del rogo. Comunque rimane ipotizzabile per ora la continuità dei roghi funebri che si svolsero in un punto comune presso l’estremità orientale del Pichlwiese, area che alla fine ospitò (nel III secolo) una delle due tombe a cassa murata rinvenute nel contesto sepolcrale. Interessante è l’uso, documentato in vari casi, di colmare parzialmente le fosse degli inumati con gettate di terra di rogo, ricca di carboni e ossa calcinate. Tale usanza è testimoniata anche nella necropoli del primo medioevo di Bressanone-Elvas. Estratto da Provincia Autonoma di Bolzano-Alto Adige Tutela dei Beni Culturali 2002. Annuario pp 259-262
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